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i cento linguaggi dei bambini
Mostra dei Nidi e delle Scuole dell'Infanzia del Comune di Reggio Emilia
| intro | evoluzione | approfondimento | tour 2005-2008 | itinerari |
date aggiornate, febbraio 2008
 
 
"Questa mostra
è contro ogni pedagogia profetica
che sa tutto prima che tutto avvenga.
Che insegna
ai bambini
che i giorni sono uguali
che non ci sono sorprese
e ai grandi
che debbono solo ripetere
quello che non hanno potuto apprendere."

Loris Malaguzzi

 

Vent’anni di vita, cinque edizioni della versione “europea” e, nel 1987, la duplicazione e la nascita di una versione “americana”, ripetute esposizioni in tutti i paesi europei ed altrettante oltreoceano, centinaia di migliaia di visitatori di tutte le nazionalità, hanno fatto della mostra I Cento Linguaggi dei Bambini un fondamentale punto di riferimento per la cultura pedagogica italiana ed internazionale.
Ideata da Loris Malaguzzi e dai suoi più stretti collaboratori, la mostra affonda le sue radici nell’esperienza quarantennale delle istituzioni educative del Comune di Reggio Emilia e testimonia l’originalità e la straordinarietà dei percorsi di ricerca che hanno portato i nidi e le scuole reggiane a divenire interlocutori primari per chi nel mondo si occupa dell’infanzia e della sua educazione.
Fortemente innovativa fin dalle origini, la mostra si presenta come una narrativa del possibile rispetto a processi e situazioni di vita che non sono riconducibili né a modelli pedagogici conclusi né a tesi educative precostituite né a certezze teoriche e pratiche generalizzabili quanto piuttosto ad un’incessante opera di ricerca e azione attuata col concorso di tante voci, tante mani, tante intelligenze ponendo al proprio centro l’idea di un bambino competente alla conoscenza e ricercatore di significati.

Sapere parlare a tutti dell’infinita ricchezza delle potenzialità dei bambini, della loro capacità di stupirsi e ricercare, della loro capacità di co-costruire la conoscenza attraverso processi relazionali attivi ed originali: questo è sempre stato l’obiettivo primario della mostra. In questo senso l’adozione di una pluralità di media comunicativi è stata motivata dalla necessità di evidenziare adeguatamente l’immagine del bambino e le piste di ricerca educativa che si sono sviluppate e si stanno sviluppando nei nidi e nelle scuole di Reggio Emilia.

Questa mostra è il racconto di una avventura educativa, di vita diciamo, che ha intrecciato per lunghi anni esperienze, pensieri, discussioni, ricerche teoriche, idealità etiche e sociali di molte generazioni di bambini, insegnanti, genitori. E di amici italiani e stranieri. Un racconto non finito che desidera dare conto di sé cercando spazi più ampi di riflessione e confronto.

La sua natura corre sul filo di una ricorrente, ripensata solidarietà tra individuazioni teoriche, pratiche ed espressive stabilizzate intorno all'immagine di un bambino e di un adulto che elaborano insieme, e quanto più possibile in termini ricorsivi e di reciproca offerta di risorse, i propri strumenti di apprendimento, conoscenza, creatività e condotta personale attraverso il flusso di una rete multipla, ineguale e connessa di interazioni sociali e culturali.
Il racconto procede con le rappresentazioni di percorsi su temi volutamente distanti, affidati alle azioni, ai giochi, alle indagini, alle congetture, alle teorie, alle cooperazioni, ai processi di conoscenza, alle scoperte linguistiche, logiche, immaginative dei bambini. Con gli adulti che sono a volte sullo sfondo o tra le quinte, a volte sul palcoscenico, pronti comunque a quei prestiti di coscienza così apprezzati dalle sensibilità e dalle intelligenze infantili.

I bambini hanno cento linguaggi e desiderano usarli tutti.
Essi imparano presto quanto questo diritto sia difficile da apprendere e soprattutto da rispettare.
Giusto che chiedano un'allenza per tenere testa alle pressioni ostili a difesa di spazi di libertà creativa che sono anche spazi di allegria, fiducia e solidarietà.
 
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